Fava: suggerimenti per farla crescere, periodo di semina e tempi di raccolta
Fava: caratteristiche della pianta e ciclo di coltivazione
La fava (Vicia faba L.) è una leguminosa annuale appartenente alla famiglia delle Fabaceae.
La pianta sviluppa fusti eretti e un apparato radicale capace di instaurare la tipica simbiosi delle leguminose con batteri azotofissatori. Durante il ciclo produce fiori papilionacei riuniti lungo il fusto, dai quali si formano successivamente i baccelli contenenti i semi.
Per crescere bene, la fava preferisce una posizione soleggiata e riparata e un terreno fertile che mantenga una certa umidità senza creare ristagni. Le varietà alte possono richiedere un sostegno, mentre quelle compatte possono essere coltivate anche in contenitore.
Il momento della raccolta dipende da varietà, epoca di semina, clima locale e destinazione del prodotto. Per il consumo fresco non si aspetta la completa essiccazione: i baccelli vengono raccolti quando i semi sono già sviluppati ma ancora ricchi d’acqua e teneri.
Per scegliere le varietà da coltivare si può partire dalla sezione Sgaravatti dedicata alle sementi da orto.
Quando seminare le fave: periodo migliore e differenze climatiche
Il periodo di semina della fava cambia soprattutto in base al clima locale e alla varietà scelta. Nelle zone italiane con inverni miti si può ricorrere alla semina autunnale scegliendo cultivar adatte; nelle aree soggette a freddi più intensi si tende invece a spostarla verso la fine dell’inverno o l’inizio della primavera.
Per una semina autunnale, ottobre e novembre sono due mesi di riferimento per le varietà resistenti. Le piante trascorrono l’inverno in campo e riprendono lo sviluppo con l’aumento delle temperature, permettendo una raccolta più precoce nella primavera successiva. La cultivar Aguadulce, per esempio, può essere seminata in ottobre-novembre nelle condizioni adatte.
Dove l’inverno è più freddo, si può aspettare febbraio-marzo, anticipando eventualmente la semina in contenitore protetto e trasferendo poi le piante all’esterno. La RHS indica per Aguadulce la possibilità di seminare in febbraio in ambiente freddo protetto oppure direttamente all’aperto in marzo-aprile.
Non esiste quindi un unico mese valido per tutta Italia. Una semina autunnale prolunga il tempo durante il quale la coltura rimane in campo ma può anticipare la raccolta; quella primaverile evita di esporre le giovani fave alla parte più rigida dell’inverno.
Per pianificare le semine durante l’anno può essere utile consultare anche le guide pratiche alla semina e alla cura dell’orto guide pratiche alla semina e alla cura dell’orto.
Come seminare le fave: profondità, distanze e preparazione del terreno
La fava si presta bene alla semina diretta nell’orto, perché il seme è grande e può essere collocato subito nella posizione definitiva. Prima della semina conviene scegliere una zona soleggiata e riparata dal vento, con terreno fertile ma soprattutto ben drenato.
I semi possono essere interrati a circa 5-7,5 cm di profondità. Una distanza pratica è 15-23 cm tra una pianta e l’altra. Per file singole si possono lasciare circa 45 cm tra le file; un’alternativa consiste nella semina su file doppie.
Una disposizione a file doppie o sfalsate può aiutare le piante a sostenersi reciprocamente quando diventano alte e cariche di baccelli.
Dopo aver coperto i semi, il terreno va leggermente compattato e mantenuto umido senza saturarlo. Se il suolo è molto pesante e bagnato nel periodo previsto per la semina, può essere preferibile seminare le fave singolarmente in vasetti e trapiantarle successivamente.
La densità non va aumentata troppo nel tentativo di ottenere più piante nello stesso spazio. Una coltivazione eccessivamente fitta riduce la circolazione dell’aria; condizioni fresche, umide e con piante affollate favoriscono anche problemi come la maculatura color cioccolato della fava.
Come far crescere bene le fave: esposizione, terreno e temperature
Per svilupparsi regolarmente, la fava richiede soprattutto una posizione soleggiata e riparata dal vento. L’esposizione in pieno sole favorisce lo sviluppo, mentre un luogo protetto riduce il rischio che i fusti si pieghino quando le piante diventano alte e cariche di baccelli.
Il terreno dovrebbe essere fertile, capace di trattenere una moderata quantità d’acqua ma ben drenato. Prima della semina si può incorporare compost maturo o sostanza organica ben decomposta. Un suolo costantemente saturo, al contrario, aumenta il rischio di problemi alle radici e ai semi.
Durante le prime fasi non serve mantenere il terreno continuamente bagnato. Le esigenze idriche aumentano con la fioritura e la formazione dei baccelli.
La fava tollera temperature relativamente basse, caratteristica che consente ad alcune cultivar di superare l’inverno. La resistenza dipende però dalla varietà: non tutte sono adatte alla semina autunnale e le giovani piante possono subire danni durante periodi di gelo intenso.
Quando le piante crescono, conviene mantenere l’area libera dalle infestanti, soprattutto nelle prime settimane, così da limitare la competizione per acqua e luce. Le varietà alte possono essere sostenute con pali e fili disposti lungo le file.
Irrigazione delle fave: quanta acqua dare e quando
La fava coltivata in piena terra non richiede irrigazioni frequenti durante tutto il ciclo. Se il terreno trattiene bene l’umidità e le piogge sono regolari, nelle prime fasi della crescita può essere necessario intervenire solo durante periodi asciutti.
La fase più delicata coincide con fioritura e formazione dei baccelli. Come riferimento pratico:
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effettuare una buona irrigazione quando iniziano a comparire i fiori;
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ripetere l’irrigazione circa due settimane dopo;
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durante periodi particolarmente asciutti, controllare il terreno e intervenire prima che si secchi in profondità;
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le fave coltivate in vaso richiedono controlli più frequenti, perché il substrato perde acqua più velocemente rispetto alla piena terra.
La RHS suggerisce proprio di irrigare all’inizio della fioritura e nuovamente circa due settimane dopo, facendo penetrare bene l’acqua nel terreno.
Non esiste una quantità fissa di litri valida per ogni coltivazione. Cambiano superficie, tipo di terreno, temperatura, piogge e dimensioni delle piante. È preferibile bagnare in profondità quando necessario, anziché distribuire continuamente piccole quantità d’acqua.
Conviene ridurre l’irrigazione quando:
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il terreno rimane bagnato per diversi giorni;
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sono previste piogge sufficienti;
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l’acqua ristagna intorno alle piante;
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lo strato sotto la superficie è ancora chiaramente umido.
Una pacciamatura organica può rallentare l’evaporazione nei terreni che asciugano rapidamente.
Concimazione della fava e gestione dell’azoto
La fava appartiene alle leguminose e può ottenere una parte dell’azoto necessario attraverso la simbiosi tra le radici e batteri azotofissatori. Per questo una coltura ben nodulata, in un terreno adatto, non richiede normalmente concimazioni azotate abbondanti.
Distribuire molto azoto non significa ottenere automaticamente più fave. Un eccesso può favorire soprattutto lo sviluppo vegetativo.
Nella gestione dell’orto conviene:
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evitare concimazioni azotate elevate senza conoscere le condizioni del terreno;
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non continuare a distribuire concimi ricchi di azoto durante la crescita solo per ottenere piante più grandi;
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valutare la fertilità complessiva del terreno;
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correggere eventuali carenze nutritive in funzione delle reali condizioni del suolo.
La capacità di fissare azoto non significa che la fava possa crescere in un terreno privo degli altri elementi nutritivi. Fosforo e potassio devono essere disponibili in quantità adeguate, insieme a una struttura del terreno compatibile con lo sviluppo delle radici.
Una gestione pratica può prevedere:
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incorporazione di compost maturo o sostanza organica ben decomposta prima della semina;
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correzione di eventuali carenze solo quando necessaria;
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mantenimento di un terreno aerato e drenante.
Sostegni, rincalzatura e cimatura: come gestire le piante durante la crescita
Quando le fave aumentano di altezza e iniziano a produrre baccelli, vento e peso della vegetazione possono piegare i fusti. Il problema riguarda soprattutto le varietà alte; quelle nane o coltivate in file doppie tendono a sostenersi maggiormente tra loro.
Per una fila di fave si possono collocare paletti alle estremità e lungo i lati, facendo passare dello spago tra i sostegni in modo da contenere la vegetazione.
Durante la crescita:
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sistemare i sostegni prima che le piante inizino a piegarsi;
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aggiungere un secondo livello di spago man mano che le piante diventano più alte;
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evitare legature strette direttamente sui fusti;
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nelle zone ventose, controllare periodicamente pali e fili.
La rincalzatura consiste nel portare una piccola quantità di terra alla base delle piante. Può aumentare la stabilità dei fusti, ma non bisogna creare un cumulo capace di trattenere acqua attorno al colletto.
La cimatura consiste nell’eliminazione dell’apice vegetativo, cioè la parte terminale tenera del fusto. Può essere effettuata quando sui livelli inferiori della pianta iniziano a svilupparsi i primi baccelli. Gli apici giovani sono tra le zone maggiormente colonizzate dall’afide nero della fava; la loro rimozione può ritardare o ridurre l’infestazione.
Parassiti e malattie delle fave: afidi e altri problemi comuni
Durante la coltivazione, le fave possono essere colpite da afide nero, tonchio, sitona e alcune malattie fungine. Non tutti i danni richiedono un intervento: qualche foglia rosicchiata può avere conseguenze limitate, mentre una forte presenza di afidi o una malattia in rapida espansione richiedono maggiore attenzione.
L’afide nero (Aphis fabae) forma colonie dense soprattutto sugli apici, sui fusti fiorali e sulle foglie giovani. Infestazioni consistenti possono indebolire le piante e ridurre la formazione dei baccelli.
Per limitarne la presenza si può:
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controllare frequentemente apici, fiori e giovani baccelli;
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rimuovere le prime colonie quando sono ancora circoscritte;
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cimare gli apici al momento opportuno;
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preservare gli insetti predatori presenti nell’orto.
Tra le malattie da riconoscere c’è la maculatura color cioccolato, provocata soprattutto da Botrytis fabae. I primi sintomi sono piccole macchie tondeggianti rosso-brune. Con condizioni favorevoli al fungo, le lesioni possono allargarsi e diventare marrone scuro; gli attacchi più intensi possono interessare anche i fusti e causare il collasso della pianta.
Il problema è favorito da condizioni fresche, umide e da coltivazioni troppo fitte. Per ridurre il rischio conviene:
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lasciare spazio sufficiente tra le piante;
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evitare posizioni costantemente umide;
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eliminare a fine coltivazione il materiale vegetale infetto;
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non conservare come semente semi provenienti da piante infette.
La ruggine (Uromyces viciae-fabae) si riconosce invece per piccole pustole polverose marrone scuro, spesso circondate da un alone più chiaro, presenti sulle foglie e talvolta sui fusti. Gli attacchi intensi possono provocare una perdita anticipata delle foglie.
Altri problemi possono comparire nelle prime fasi:
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lumache e chiocciole possono danneggiare i giovani germogli;
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topi e arvicole possono prelevare i semi;
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i punteruoli di pisello e fagiolo possono produrre incisioni semicircolari sui margini delle foglie;
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il tonchio della fava può essere ritrovato nei semi secchi, soprattutto quando si conserva la propria semente.
Quanto tempo impiegano le fave a crescere
Il tempo necessario per passare dalla semina alla raccolta non è uguale per tutte le fave. Varietà, periodo di semina, andamento delle temperature e destinazione del raccolto modificano la durata del ciclo.
La germinazione rappresenta soltanto la prima parte. Dopo l’emergenza, la pianta sviluppa fusti e foglie; segue la fioritura e, dopo l’allegagione, iniziano a formarsi i baccelli. Per questo non conviene calcolare la raccolta esclusivamente contando i giorni dalla semina.
Le semine autunnali seguono un andamento diverso. Le giovani piante si sviluppano prima dell’inverno, rallentano durante i mesi freddi e riprendono la crescita quando le temperature aumentano. Il vantaggio consiste soprattutto nella possibilità di ottenere una raccolta più precoce in primavera.
Anche la varietà modifica sensibilmente i tempi. Aguadulce, per esempio, può essere seminata in ottobre-novembre per una raccolta anticipata oppure tra febbraio e aprile nelle semine più tardive.
Per il consumo fresco non bisogna aspettare che la pianta completi tutto il proprio ciclo biologico. I baccelli vengono raccolti mentre sono ancora verdi e i semi interni sono teneri. Se invece si vogliono ottenere fave secche o conservare i semi, la permanenza sulla pianta deve essere prolungata fino alla maturazione e all’essiccazione.
Quando raccogliere le fave e come capire se sono pronte
Le fave destinate al consumo fresco si raccolgono prima della completa maturazione dei semi, quando i baccelli sono ancora verdi e le fave all’interno hanno raggiunto una buona dimensione senza diventare dure.
Più che affidarsi a una data fissa, conviene osservare direttamente i baccelli. Una fava può essere considerata pronta quando:
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il baccello è ben sviluppato e ancora verde;
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osservandolo o toccandolo si distinguono chiaramente i semi all’interno;
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le fave hanno raggiunto una dimensione adeguata ma sono ancora tenere;
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il baccello non presenta i caratteri della completa essiccazione.
Per ottenere fave particolarmente tenere si può anticipare la raccolta. La RHS indica che i baccelli molto giovani, attorno ai 7 cm, possono essere consumati interi; quando i semi diventano chiaramente visibili attraverso il baccello si può invece raccogliere per sgranarli.
La raccolta è normalmente scalare. I baccelli situati più in basso tendono a svilupparsi prima di quelli superiori, quindi non occorre aspettare che tutta la pianta raggiunga contemporaneamente lo stesso grado di maturazione.
Una documentazione CREA relativa a Vicia faba major descrive una raccolta fresca scalare indicativamente tra aprile e maggio, con semi sufficientemente sviluppati ma ancora ricchi d’acqua e teneri.
Per verificare quali lavori e raccolte sono associati ai diversi mesi dell’anno è disponibile anche il calendario di marzo per orto e giardino calendario di marzo per orto e giardino, che comprende le fave tra gli ortaggi raccolti nel mese nelle condizioni considerate.
Raccolta per consumo fresco e raccolta dei semi secchi
Il momento della raccolta cambia in base all’uso previsto. Le fave fresche si raccolgono quando i semi sono sviluppati ma ancora teneri, mentre per ottenere fave secche o semi da conservare bisogna lasciare completare una parte molto maggiore del ciclo.
Per il consumo fresco, conviene raccogliere quando:
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i baccelli sono ancora verdi e carnosi;
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i semi si percepiscono chiaramente attraverso il baccello;
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aprendone uno, le fave risultano ben formate ma ancora tenere;
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la buccia del seme non è diventata spessa;
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i baccelli non mostrano segni di disseccamento.
La raccolta può essere effettuata più volte. Controllando le piante periodicamente si prelevano i baccelli maturi lasciando sulla pianta quelli ancora piccoli.
Per ottenere fave secche, invece, i baccelli devono rimanere sulla pianta molto più a lungo.